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Sequestro conservativo

Con il sequestro conservativo si ha lo scopo di garantire il credito e conservare la garanzia patrimoniale quando ci sia oltre alla ragionevole apparenza del diritto anche il fondato rischio o comunque il pericolo di potere perdere le garanzie che servono per soddisfare il creditore del debito in atto.

In sostanza si procede subito a vincolare giuridicamente i beni pignorabili già prima di iniziare l’azione legale per il recupero crediti.
Il sequestro conservativo può essere su beni mobili, beni immobili, somme o crediti del debitore.
Per fare ciò ovviamente il creditore deve presentare un’istanza.

Successivamente se si avrà la sentenza di condanna esecutiva, il sequestro consevativo verrà convertito in pignoramento.

Infine c’è da ricordare che in alcuni casi si può cancellare la trascrizione del sequestro conservativo tuttavia possono sorgere delle eccezioni.
Di seguito si riporta una circolare dell’Agenzia del Territorio dal quale si evince che anche in presenza del consenso del creditore non viene cancellata la trascrizione di un sequestro conservativo:
AGENZIA DEL TERRITORIO
CIRCOLARE Numero 5/2004
PROTOCOLLO numero 41097

OGGETTO: Trascrizione di sequestro conservativo – Cancellazione su atto di assenso del creditore – Non eseguibilità

DESTINATARI: Direzioni Centrali, Consiglieri, Direzioni Regionali, Uffici Provinciali

Roma, 18 maggio 2004

Pervengono alla Scrivente, da parte delle strutture dipendenti, richieste di chiarimenti in ordine alla eseguibilità o meno della cancellazione di una trascrizione di sequestro conservativo, sulla base di un atto di consenso rilasciato dalle parti interessate.

I dubbi interpretativi segnalati scaturiscono da una serie di pronunce, peraltro non sempre univoche, emanate dai Tribunali o dalle Corti di Appello territorialmente competenti, nell’ambito di giudizi instaurati ai sensi degli articoli 113 e 113-bis delle disposizioni per l’attuazione del codice civile.

I predetti organi giurisdizionali, in taluni casi, asserendo l’equiparabilità – quanto agli effetti e alla disciplina – tra la trascrizione della domanda giudiziale e quella del sequestro conservativo, hanno ritenuto applicabile all’ipotesi in esame, in via analogica, l’art. 2668 c.c., con particolare riferimento alla possibilità di procedere alla cancellazione sulla base del consenso delle parti interessate.

Tanto premesso, nel merito, si osserva quanto segue.

Il sequestro conservativo immobiliare, come è noto, è uno strumento previsto a garanzia del creditore per il soddisfacimento di un proprio credito. Esso, a norma dell’art. 679 c.p.c., si esegue con la trascrizione del provvedimento presso la competente Conservatoria: sotto tale profilo si ritiene, ormai pacificamente, che l’esecuzione della trascrizione del sequestro conservativo esplichi effetti costitutivi, ravvisabili nella nascita del vincolo di indisponibilità del bene gravato dal sequestro.

A tal proposito diventa rilevante sottolineare come la valenza della formalità di trascrizione del provvedimento cautelare in parola venga ad assumere un’efficacia ancora più ampia nell’ipotesi in cui si verifichi l’eventuale conversione del sequestro in pignoramento (cfr. artt. 686 c.p.c. e 156 disp. att. c.p.c.).

Infatti, come è stato anche chiarito dalla Corte di Cassazione (sent. n. 7218 del 05.08.1997),“…al momento dell’attuazione del provvedimento cautelare, l’operatività del vincolo di indisponibilità è circoscritta in favore del solo creditore procedente, mentre, dal momento della conversione del sequestro in pignoramento, essa andrà ad estendersi anche agli altri creditori intervenuti ed interveniendi…”.

Tale pregnanza e l’assoluta rilevanza della formalità in parola giustifica il fatto che la normativa in materia abbia sempre previsto, come titolo per la cancellazione della trascrizione del sequestro conservativo, un provvedimento giurisdizionale.

Anteriormente alle modifiche apportate dalla legge 26 novembre 1990, n. 353, l’abrogato art. 683 c.p.c. prevedeva, in caso di inefficacia del sequestro, la cancellazione della trascrizione sulla base di un ordine giudiziale; ora, a seguito della succitata riforma, l’art. 669-novies c.p.c. stabilisce che, in caso di inefficacia del sequestro, il giudice che ha emesso il provvedimento “…su ricorso della parte interessata …dà le disposizioni necessarie per ripristinare la situazione precedente.”.

In ordine alla portata del riferimento normativo contenuto nel previgente art. 683 c.p.c., nulla quaestio; per quanto riguarda, invece, la locuzione “disposizioni necessarie” di cui all’art. 669-novies c.p.c., si ritiene che la stessa non possa che fare riferimento ad una iniziativa del giudice – avente, necessariamente, la veste di un provvedimento giurisdizionale – finalizzata ad eliminare dal mondo giuridico la formalità di trascrizione (avente natura costitutiva) da cui era scaturito l’effetto vincolativo tipico correlato al sequestro conservativo.

Alla luce di quanto esposto, non sussiste alcun dubbio sulla idoneità dell’ordine giudiziale a costituire titolo per la cancellazione del sequestro conservativo.

Il problema che si pone è, invece, quello di verificare se, nell’ambito della predetta locuzione, possano ricomprendersi – quale titolo idoneo per ottenere la cancellazione della trascrizione del sequestro conservativo – anche atti aventi natura diversa da quella strettamente giurisdizionale e, quindi, alternativi ai provvedimenti giudiziali strictu sensu considerati.

In altri termini, la questione da affrontare consiste nel verificare se la suddetta trascrizione sia da ritenere soggetta anche ad atti dispositivi del soggetto procedente, cosicché quest’ultimo possa eliminarla dal mondo giuridico con una formale manifestazione di volontà rivolta in tal senso.

Come accennato in epigrafe, alcuni organi giurisdizionali, operando una estensione analogica del dettato dell’art. 2668 c.c., hanno ravvisato in capo al creditore procedente una sorta di potere dispositivo in ordine alle vicende connesse alla trascrizione del sequestro.

A tale proposito, appare rilevante sottolineare che l’art. 2668 c.c. prevede, con esclusivo riferimento alla cancellazione delle domande giudiziali di cui agli artt. 2652 e 2653 c.c., la possibilità – alternativa all’ordine giudiziale passato in giudicato – di ottenere la cancellazione della trascrizione sulla base di un atto in cui sia espresso il consenso delle parti interessate.

In considerazione degli effetti estintivi irreversibili della cancellazione, dottrina e giurisprudenza sono sempre state unanimemente concordi nel ritenere che la relativa disciplina debba essere interpretata in maniera rigorosamente tassativa, non potendosi ricorrere a rischiose applicazioni analogiche, a fortiori quando – come nella fattispecie in esame – non sembra riscontrarsi il c.d. “vuoto normativo”, che rappresenta la condizione essenziale per l’operatività dell’analogia.

In effetti, per quanto riguarda il pignoramento immobiliare e il sequestro conservativo, l’istituto della cancellazione viene specificatamente disciplinato dalle seguenti disposizioni: artt. 562, 586 e 632 c.p.c. (pignoramento), art. 669-novies c.p.c. (sequestro conservativo).

Sotto tale profilo, pertanto, non sembrano ricorrere i presupposti per l’applicabilità in via analogica delle disposizioni contenute nell’art. 2668 c.c., norma riguardante, in modo espresso ed esclusivo, la cancellazione delle trascrizione delle domande giudiziali.

Anzi, la mancanza di una specifica previsione normativa che consenta la cancellazione della trascrizione del sequestro conservativo o del pignoramento sulla base di un atto di assenso del creditore, potrebbe evidenziare il preciso intento del legislatore di porre su di un piano nettamente distinto e separato dette formalità rispetto alle domande giudiziali, riservando il potere di disporne la cancellazione esclusivamente all’autorità giudiziaria.

Sull’argomento, la Corte di Cassazione, in piena sintonia con quanto appena osservato, ha avuto modo di chiarire che “…al pignoramento immobiliare non è applicabile la cosiddetta cancellazione consentita dalle parti indicata dall’art. 2668 c.c. ….” (cfr. sentenza n. 5796 del 22.05.1993).

Peraltro, vi è una ulteriore ragione di logica giuridica che sembra giustificare tale indirizzo interpretativo: la diversa natura della trascrizione del sequestro e del pignoramento rispetto alla trascrizione della domanda giudiziale.

Infatti, la trascrizione di quest’ultima non ha efficacia costitutiva ed inoltre esplica i suoi effetti a beneficio esclusivo dell’attore che ha richiesto la formalità; tanto è vero che eventuali terzi intervenuti, ove volessero godere degli effetti prenotativi della trascrizione della domanda giudiziale, dovrebbero provvedere a trascrivere, se possibile, il rispettivo atto di costituzione in giudizio, senza potersi avvantaggiare della formalità eseguita dall’attore principale.

Viceversa, la trascrizione del pignoramento e del sequestro conservativo, come in precedenza chiarito, estende la propria efficacia costitutiva del vincolo di indisponibilità in favore, oltre che del creditore procedente, anche degli altri creditori intervenuti.

Tale particolare circostanza sembra giustificare ampiamente il motivo per cui il potere di disporre della trascrizione, autorizzandone la relativa cancellazione, sia sottratto, in questo caso, all’assenso del singolo creditore procedente e rimesso all’apprezzamento dell’organo giudicante che agisce super partes, previa valutazione degli interessi di tutti i soggetti coinvolti.

Sulla base delle considerazioni che precedono, pertanto, la Scrivente ritiene che l’atto di assenso rilasciato dal creditore non possa costituire, in linea generale, titolo idoneo per la cancellazione della trascrizione di un sequestro conservativo.

Si fa presente, tuttavia, che l’Avvocatura Generale dello Stato, coinvolta sull’argomento dalla Scrivente, con consultiva n. 12276/03 del 19/4/2004, ha ritenuto di dover evidenziare come “…sottesa all’istituto della pubblicità immobiliare vi sia l’esigenza che le risultanze formali dei pubblici registri siano adeguate alle situazioni sostanziali…” ; in tale ottica, il predetto Organo Legale ha ulteriormente precisato che “…va evitato il pregiudizio che può derivare dalla permanenza di una formalità che non ha alcun riscontro sostanziale…perpetuando effetti giuridici i cui presupposti sono venuti meno.”.

Sotto tale profilo, pertanto, rispetto a specifici casi concreti ed in via prudenziale, potrebbe risultare opportuno promuovere, da parte degli Uffici, il coinvolgimento delle competenti Avvocature Distrettuali dello Stato, al fine di individuare le soluzioni più idonee, sul piano operativo e sostanziale, a garantire la più ampia tutela e salvaguardia degli interessi dell’Agenzia.

Le Direzioni Regionali sono invitate a vigilare sulla corretta applicazione della presente circolare.

Precetto su titoli

Con l’atto di precetto sui titoli il debitore ha l’obbligo di pagare il debito entro i termini previsti, non inferiore a 10 giorni.

Nel caso di mancato pagamento dell’obbligazione il creditore può chiedere l’esecuzione forzata all’ufficiale giudiziario che quindi procede con il pignoramento dei beni disponibili per una misura sufficiente a soddisfare il credito.

Le cambiali o gli assegni protestati sono titoli esecutivi e pertanto il creditore può richiedere l’esecuzione forzata sui beni del debitore come ad esempio sui:

  • Beni mobili
  • Beni immobili
  • Beni giuridicamente collegati al debitore

Le azioni esecutive:

  • Vengono promosse dal creditore che chiede l’esecuzione
  • Non sono esclusiva
  • Sono cumulabili
  • Sono fondate su un titolo esecutivo

Titoli esecutivi:

  • sentenza passata in giudicato
  • sentenze di secondo grado
  • sentenze di primo grado
  • alcune ordinanze del giudice
  • verbali di conciliazione
  • decreti ingiuntivi ex art.647 c.p.c.
  • licenze e sfratti convalidati ex art.663 c.p.c.
  • provvedimenti possessori
  • scritture private autenticate, relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute
  • cambiali e altri titoli di credito
  • atti ricevuti da Notaio o da altro pubblico ufficiale ma solo per obbligazioni di somme di denaro

La tutela del creditore con il precetto su titoli è piuttosto forte e pertanto è prevedibile che giunti a questo punto il debitore si decida a pagare il debito, salvo insussistenza del patrimonio da aggredire per il soddisfacimento del credito da parte del creditore.

Ricorso per ingiunzione

Di solito prima di inviare il ricorso per decreto ingiuntivo si invia al debitore una diffida al pagamento entro breve tempo, di solito 2 settimane dal ricevimento della comunicazione.
In assenza di una risposta o comunque in presenza di una risposta non soddisfacente per la risoluzione del credito si avvia l’azione legale con un ricorso per decreto ingiuntivo o di uno provvisoriamente esecutivo.

Il ricorso per decreto ingiuntivo deve essere depositato in duplice copia allo sportello decreti ingiuntivi del tribunale ottenendo così dal cancelliere il numero di ruolo del decreto.
Quando il decreto di ingiunzione viene emesso si può ritirare al medesimo ufficio ed eventualmente si possono chiedere le copie autentiche per la notifica del decreto ingiuntivo tramite Ufficiale Giudiziario.
Trascorsi 40 giorni e in assenza dell’opposizione della controparte debitrice l’istanza può divenire esecutiva.
Dopo avere presentato la documentazione all’ufficio Decreti Ingiuntivi e pagata la tassa dovuta, si possono richiedere le copie e con il precetto si avvia l’esecuzione per il recupero forzoso del credito.

Recupero crediti

L’attività di recupero crediti si effettua per cercare di rendere solvibile un credito quando questo non è stato saldato.

Di solito quando il debito non viene pagato inizia una causa in tribunale per ottenere il pagamento dell’obbligazione contratta.

Tuttavia spesso si procede prima in maniera meno formale e si cerca una soluzione stragiudiziale del recupero del credito evitando costi e tempi sostanziosi.
Di solito si procede con un sollecito telefonico, seguito da una raccomandata ar nella quale si sollecita di pagare il debito anche mediante un piano di rientro da concordare evitando così la messa in mora del debitore per effettuare il recupero del credito alla quale potrebbe seguire l’azione giudiziaria.

Con l’azione giudiziaria si ha un titolo esecutivo mediante il quale è più facile ottenere il pagamento del debito grazie all’eventuale esecuzione forzata e vendita di alcuni beni del debitore ovvero con pegno.

La normativa vigente bene tutela il creditore e appunto in presenza di sufficienti beni pignorabili questi potrà soddisfare il pagamento del proprio credito.

Cancellazione protesti

Il registro informatico dei protesti è tenuto dalla Camera di Commercio (Bollettino Ufficiale dei Protesti) grazie al quale è possibile avere un’informazione completa, univoca e tempestiva della situazione dei protesti cambiari in ogni città dell’Italia aperta al pubblico.
Si può verificare se ci sono protesti a carico di imprese, persone fisiche e giuridiche persso l’Ufficio protesti della Camera di Commercio o direttamente su internet con il servizio interattivo Telemaco.

In particolare il registro informatico dei protesti conserva fino a 5 anni i dati riguardanti:

  • Dichiarazioni emesse dalle stanze di compensazione
  • Dichiarazione di rifiuto di pagamento di cambiali e di vaglia cambiari
  • Protesti per mancato pagamento di assegni bancari, vaglia cambiari e cambiali

Per richiedere la cancellazione protesti occorre presentare un’istanza al Presidente della Camera di Commercio di zona ai sensi della legge n. 235/2000 sulla cancellazione dal Registro Informatico dei Protesti.

Se si è stati protestati per assegni bancari o postali occorre avere la riabilitazione dal Tribunale pagando tutti i titoli protestati e successivamente chiedere la cancellazione alla Camera di Commercio allegando la fotocopia di un documento di identità, l’originale del decreto di riabilitazione rilasciato dal tribunale oltre all’attestazione del versamento dei diritti dovuti (pari a pochi euro).

Una volta effettuata la cancellazione del protesto dal bollettino dei protesti si torna alla precedente capacità di chiedere e ottenere prestiti e finanziamenti così come se non ci fosse mai stato il protesto.

L’essere protestati tuttavia non inibisce il protestato ad ottenere un finanziamento ma certamente chi eroga il prestito concede al protestato cattive condizioni economiche in quanto il protestato viene visto come un soggetto a forte rischio per l’erogazione di finanziamenti perchè si presume una certa difficoltà nel rimborsare completamente le rate. Di conseguenza le condizioni applicate a questi soggetti saranno peggiori rispetto ai buoni pagatori o comunque si chiederanno maggiori garanzie al fine di aumentare la tutela della banca o di chi eroga il finanziamento nei casi di insolvenza parziale o totale.

Prestiti Compass

Compass è una società del gruppo bancario Mediobanca ed opera nel settore dei prestiti personali, nelle carte di credito e nella cessione del quinto.

L’offerta proposta da Compass nel settore dei prestiti personali è analitica e completa.
Ci sono prestiti personali flessibili, con prime rate piccole, con la possibilità di rimborsare velocemente o con una rata fissa.
In particolare le formule di prestito personale proposte da Compass sono:

Cattivi pagatori

La centrale rischi raccoglie le informazioni sulla posizione dei crediti che una banca o un intermediario finanziario ha nei confronti di un cliente: queste informazioni vengono conservate fino a 3 anni dei dati relativi l’erogazione di un:

  • Mutuo
  • Fido in conto corrente
  • Carta di credito
  • Prestito personale
  • Finanziamento per acquistare a rate beni e servizi

In particolare ci sono 3 tipologie di centrali rischi:

  1. Centrali rischi private: relativo ai finanziamenti inferiori a 30000 euro.
  2. Centrale rischi pubblica gestita dalla SIA – Società Interbancaria per l’Automazione per finanziamenti superiori a 30000 euro e inferiori a 75000 euro. La Società Interbancaria per l’Automazione è soggetta alla vigilanza della Banca d’Italia.
  3. Centrale rischi pubblica: per finanziamenti superiori a 75000 euro viene gestita direttamente dalla Banca d’Italia.

Questa tipologia di conservazione dei dati può contribuire a valutare meglio l’affidabilità di un cliente in sede di concessione ed erogazione di un finanziamento rendendo di fatto più efficiente, affidabile e sicuro il sistema creditizio a beneficio dell’intera società.

Le informazioni raccolte e conservate fino a 3 anni possono essere dati relativi:

  1. Informazioni anagrafiche
    • Dati del richiedente
    • Garante
  2. Informazioni sul contratto di finanziamento stipulato
    • Tipo di finanziamento
    • Numero di rate
    • Importo rate in euro
    • Periodicità dei pagamenti
    • Fase operazione
    • Data richiesta
    • Data erogazione
    • Data fine
    • Importo capitale o linea di credito in euro
  3. Informazioni sull’andamento dei pagamenti
    • Importo residuo in euro
    • Importo scaduto in euro
    • Andamento pagamenti
    • Stato operazione
  4. Informazioni sull’Ente che ha erogato il finanziamento
    • Ente finanziatore
  5. Data di riferimento delle informazioni
    • Data Ultimo aggiornamento o data ultima segnalazione

Ad ogni tipo di prestito e finanziamento è sempre prevista una scadenza delle rate di rimborso del prestito.
Di solito vengono effettuata con RID bancario proprio per garantire un pagamento puntuale delle rate.
Tuttavia a volte può verificarsi che il debitore sia in ritardo con il pagamento delle rate relative al prestito personale e allora subentrano le prime grane.

  1. Chi ha erogato il prestito può risolvere il contratto in maniera unilaterale se anche solo una rata non è stata pagata.
  2. Può verificarsi una segnalazione ai sistemi di informazioni creditizie “SIC” ed avere in futuro maggiori difficoltà all’accesso al credito sia da parte di finanziarie che di banche.
  3. Pagamento degli interessi di mora

Rata fissa

Compass Cifra Tonda consente di avere un prestito immediato fino a 10000 euro con la possibilità di rimborsare con rate fisse di basso importo. La prima rata del finanziamento si paga dopo 3 mesi dall’erogazione del prestito personale e si ha la facoltà di decidere quanto rimborsare ogni mese con comode rate fisse e contenute. Compass concede prestiti veloci in giornata o in 24 ore, basta andare in filiale o compilare il form online e una volta approvata la richiesta si riceve l’importo erogato con bonifico o assegno. E’ possibile, per ulteriore tranquillità, stipulare una speciale assicurazione a tutela in caso di eventi sfavorevoli. La comodità della rata fissa e la solidità della Compass, che fa parte del primario gruppo bancario Mediobanca (quotata anche in borsa), la professionalità della struttura che offre anche un servizio di consulenza gratuito con la possibilità di chiedere informazioni e preventivi senza alcun impegno, può essere una delle soluzioni da prendere in considerazione per le proprie esigenze finanziarie.

Prestito finalizzato

Il prestito finalizzato è caratterizzato dal metodo di erogazione in quanto il cliente è obbligato all’acquisto del bene di consumo specificando la finalità del prestito ed è riservato esclusivamente ai consumatori. In questo caso la banca o gli intermediari finanziari iscritti nell’apposito albo tenuto presso l’Ufficio italiano Cambi devono essere messi a conoscenza della finalità dell’acquisto del bene o del servizio come ad esempio un viaggio, un computer, un elettrodomestico, un’auto, un mobile, ecc.

I prestiti finalizzati, proprio per la dichiarazione espressa dell’impiego del prestito, consentono di avere un’erogazione rapida e facile del prestito che a volte avviene direttamente sul punto vendita del bene relativo all’acquisto.

In genere vengono stipulate convenzioni tra istituti di credito e grandi punti vendita tipo supermercati, ipermercati, grandi magazzini. Il rivenditore può così offrire finanziamenti rateali ai propri clienti.

Di solito vengono richieste garanzie personali per meglio garantire il prestito con eventualmente la firma di un fideiussore o di un coobligato che ne risponderà personalmente in caso di insolvenza parziale o totale di chi ha ricevuto il finanziamento.

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